GIULIANA GHIANDELLI CONSULTING

 

CENTRO STUDI OLISTICO

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Manuale Olistico dei Colori

A cura di   Nadia Tortoreto

INTRODUZIONE

Si impone, dunque, un' analisi che contempli il fenomeno del colore sotto un duplice profilo: quello oggettivo descrivibile in base alle leggi chimiche, fisiche e fisiologiche, e quello soggettivo, che ricade negli ambiti della biologia e della psicologia, inoltre ho voluto studiare l'uso del colore che gli architetti hanno sperimentato durante gli ultimi secoli e ho voluto indagare sul rapporto interdisciplinare tra architettura e psicologia. Sul piano della fisica, mi sono occupata della scomposizione della luce bianca, delle nozioni basilari relative ai raggi luminosi, delle cause oggettive che determinano i fenomeni cromatici, dei sistemi d’analisi e classificazione dei colori. La fisiologia ci illustra il funzionamento dell'apparato visivo. Correlato alla biofisica e alla biochimica, essa ci spiega le modalità della visione colorata e cromatica. È importante sapere che, dalla riunione di tutti i messaggi degli organi di senso nei centri mnemonici, la mente ricava non solo le informazioni necessarie alle sue funzioni pratiche, ma gli alimenti del pensiero e della fantasia, grazie all' istituzione di rapporti e messi a volte così stretti, che ad esempio, una sensazione visiva da stimolo oggettivo ne evoca quasi automaticamente un'altra, o più, di diversa origine sensoriale. È questa facoltà di interazioni sensoriali e concettuali a dar vita a quel mondo di emozioni e di idee che è propria dell'uomo. Il mondo esterno utilizza un codice di natura fisica, a ciascun simbolo del quale corrisponde una particolare caratteristica del mondo stesso; l'individuo senziente a sua volta elabora un codice di natura biologica, a ciascun simbolo del quale corrisponde una reazione caratteristica. I colori sono parte componente di entrambi questi codici. Il loro uso, dunque, non può essere casuale, ma è soggetto a leggi e regole precise e influenza la nostra vita più di quanto possiamo immaginare. I molteplici aspetti sotto cui si deve considerare il colore sono fra loro correlati, nessuno può assurgere a preponderanza assoluta. Infatti la azione dei colori va sentita ed intesa come un fatto non solo ottico, ma anche psichico e simbolico. I loro problemi vanno studiati da diversi punti di vista, avendone così una visione completa.

Il fisico considera l'energia delle vibrazioni elettromagnetiche e la natura dei corpuscoli luminosi producenti la luce, le diverse modalità genetiche dei fenomeni cromatici e in particolare la scomposizione della luce bianca nella gamma cromatica del prisma e il problema della colorazione degli oggetti. Studia lo spettro dei diversi elementi, le mescolanze delle luci colorate il numero delle loro vibrazioni e la loro lunghezza d'onda. Nel suo campo di ricerca rientra inoltre la gradazione e la classificazione dei colori.

Il chimico studia la composizione molecolare dei pigmenti cromatici, l'inalterabilità e luminosità dei colori, i loro solventi e la produzione di sostanze coloranti sintetiche. Il settore della chimica che si interessa a questi problemi comprende oggi un campo straordinariamente vasto di indagini e di applicazioni industriali.

Il fisiologo indaga gli effetti della luce e dei colori sull'apparato visivo/occhio/cervello, di cui studia la struttura anatomica e le funzioni. Le ricerche sulla percezione del chiaro e dello scuro e dei contrasti di colore hanno per lui una importanza notevole. Anche il fenomeno delle immagini consecutive rientra nell'ambito della fisiologia.

Lo psicologo si interessa agli effetti delle radiazioni colorate sulla psiche e sullo spirito. La simbologia dei colori, la loro valutazione e delimitazione soggettiva, sono fra i gravi problemi che la psicologia deve risolvere. I valori espressivi dei colori, che Goethe definisce sensibili/morali, rientrano anch' essi in questo campo d'indagine.

Sono convinta che anche l'architetto oggi più che mai nel pensare a un manufatto dovrebbe usare in modo appropriato i colori, tenterò qui di seguito di spiegarne le motivazioni che mi hanno spinta a fare tale ricerca ed ad interessarmi dell’interazione tra psicologia ed architettura. La nostra società propone ritmi di vita via via più veloci e spese più elevate. L'eccessivo consumismo e l'organizzazione sociale della civiltà occidentale sono probabilmente i maggiori responsabili di tante ansie e nevrosi, stress dovute a un groviglio di regole, obblighi e schemi improntati a troppo efficientismo, al carrierismo esasperato, all'individualismo, alla necessità di inserirsi in un sistema che pare immutabile attraverso meccanismi frustranti, alienanti e talvolta ricattatori, dove spesso si avverte tutto il disagio che questi meccanismi perversi provocano. È un mondo esageratamente concorrenziale, in cui le persone si trovano ad aver paura di tutto, a dover diffidare di tutti, e perciò a non riuscire a costruirsi una salda base di serenità e sicurezza. Le persone dedicano sempre meno tempo a se stesse e sempre più tempo alla sfera lavorativa, andando incontro così a situazioni di forte stress che influiscono sul loro sistema nervoso vegetativo (ciò è stato messo in evidenza attraverso il test ridotto dei colori di Max Lùscher). Dunque penso che un primo piccolo passo verso la conquista di un certo equilibrio delle proprie energie e verso la conquista di un'impagabile preziosità e ricchezza interiore, o semplicemente delle condizioni ambientali in cui sarà più facile costruirsela, può essere mosso pensando la propria casa, realizzandola secondo certi criteri. Il luogo in cui si abiterà non deve essere solo una "macchina" da occupare; occorre che diventi un ambiente per vivere, un ambiente per essere se stessi, per esprimersi in modo creativo e libero: un luogo protettivo, in cui approdare per riposarsi, rigenerarsi, rilassarsi, esprimersi, trovare nutrimento attingendo alle qualità spaziali, acustiche, illuminotecniche, alle attrezzature, agli arredi, ai complementi di cui ci circonderemo e soprattutto alle qualità cromatiche, all’essenzialità del colore.